Negli
ultimi
venti
anni il
problema
delle
interazioni
tra
sostanze
d’abuso
ed
Anestesia
è stato
ampiamente
discusso.
Nel
passato
molte
pubblicazioni
hanno
trattato
le
possibili
interazioni
tra
droghe e
anestetici.
Ma negli
ultimi
anni, la
nascita
di nuove
sostanze
di abuso
e di
nuovi
comportamenti
nella
condotta
dell’abuso
stesso,
hanno
modificato
significativamente
la
situazione.
Anche
in
Anestesia
vi è
stata
un’evoluzione,
non solo
riguardo
tecniche
più
sicure,
ma anche
nei
farmaci
utilizzati,
inalatori
(sevoflurane,
desflurane),
oppioidi
(remifentanyl),
ed
endovenosi
(propofol).
L’assunzione
di
droghe è
spesso
correlata
a
situazioni
pericolose
come
aggressività
aumentata,
comportamenti
criminali,
guida
pericolosa,
soprattutto
dopo
rave e
serate
in
discoteca
[84].
Hall e
coll.
[1]
riportano
come
nella
West
Virgina
dal 2004
al 2006
vi sono
stati
112
incidenti
fatali
su
veicoli
ATV, e
che nel
50% del
sangue
delle
vittime
è stato
trovato
alcool
(88% di
loro
erano
sopra il
limite
legale
per
quello
stato) e
droghe
illecite
nel 21%
di loro
(marjuana,
diazepam,
cocaina,
amfetamine).
Holmgren
e coll
[2]
riportano
come in
Svezia,
investigando
tra il
2001 ed
il 2004,
su
22.777
guidatori
sospettati
di
guidare
sotto
l’effetto
di
sostanze
stupefacenti
l’85 %
di loro
avevano
assunto
almeno
una
droga:
il
rimanente
15% era
positivo
per
alcool,
sopra il
limite
consentito
dalla
legge
per il
50%.
Scwilke
e coll.
[57]
riportano
come in
12 mesi
di
osservazione
(Febbraio
2001-Febbraio
2002),
furono
presi
campioni
da
esaminare
dai
corpi di
370
vittime
di
incidenti
stradali,
col
risultato
di
presenza
di
droghe
nel 39%
di loro,
e alcol
nel 41%.
Le
sostanze
reperite
includevano
carisoprodol,
diazepam,
idrocodone,
difenidramina,
amitriptilina,
cocaina,
amfetamine
ed
oppioidi.
Scwhalke
e coll.
hanno
anche
riscontrato
che
l’utilizzo
di
alcune
sostanze,
come le
metamfetamine
(classe
di cui
l’extasy
è una
dei
componenti),
negli
ultimi
anni è
nettamente
aumentato
(dall’1,89%
al
4,86%).
Quando
l’anestesista-intensivista
incontra
questi
casi
(chirurgia
maxillo-facciale
per
incidenti
stradali,
emergenze
traumatologiche,
ferite
da armi
varie)
deve
sapere
come
procedere
con
corretti
protocolli
anestesiologici.
La
situazione
d’emergenza
è spesso
complicata
dalla
quasi
sempre
presente
co-assunzione
di
etanolo.E’
necessario
conoscere
le
possibili
interazioni
e gli
effetti
indesiderati
tra le
nuove
sostanze
d’abuso
e i
nuovi
farmaci
anestesiologici,
ma anche
di
revisionare
le
interazioni
tra
vecchie
droghe e
vecchi
anestetici.
I “RAVE
PARTY”
[155]
Droghe
come
extasy,
ketamina,
acido
gamma-
idrossi-butirrico
(GHB),
Rohypnol
e la
dietilammide
dell’acido
lisergico
(LSD)
(conosciute
come
party-drugs,
club-drugs
e
rave-drugs)
sono
parte
integrale
della
cultura
rave.
Molti
ravers
fanno
uso di
tali
sostanze
e
propugnano
il loro
utilizzo,
credendo
erroneamente
che esse
non
siano
pericolose
se usate
“responsabilmente”
e se i
loro
effetti
sono
gestiti
in modo
corretto.
Molti
dei
vestiti
messi in
commercio
apposta
per i
rave
riportano
messaggi
inneggianti
all’uso
di
droga,
come i
posters
ed i
volantini
che
pubblicizzano
i rave
stessi.
Negli
ultimi
dieci
anni,
membri
di
organizzazioni
private
di
prevenzione
ed
educazione
sugli
effetti
delle
droghe
(chiamate
Harm
Reduction
Organizations)
hanno
presenziato
ai rave.
Ciò per
analizzare
del
campioni
di
droghe e
informare
i ravers
sui
livelli
di
purezza
riscontrati,
allo
scopo di
ridurre
il
numero
di
overdose
educando
chi ne
abusa
sugli
effetti
pericolosi
di ogni
singola
droga.
Storia
I rave
hanno
preso
origine
dai
dance
parties
del
1980,
aiutati
dallo
sviluppo
della
musica
tecno
europea
ed
americana.
I club
europei
che
sponsorizzavano
i raves
negli
anni ‘80
hanno
cercato
di
limitare
l’esposizione
dei loro
frequentatori
alle
indagini
delle
forze
dell’ordine
ed al
pubblico.
Infatti
i raves
erano
dei
dance-parties
privati,
segreti
e
duravano
decine
di ore,
tenuti
spesso
in clubs
per gay,
dove la
frequentazione
era
ristretta
solo ai
tesserati,
agli
amici
dei
tesserati,
o alle
persone
specificatamente
invitate.
Il posto
dove si
sarebbe
tenuto
il party
era
spesso
tenuto
segreto,
e gli
invitati
sconoscevano
la
locazione
del
locale
ospite
fino
alla
notte
stessa
del
rave. A
causa
dell’accesso
ristretto
e del
mistero
che
circondava
le
locazioni,
la
crescente
cultura
rave era
spesso
descritta
come un
movimento
“underground”.
A metà
degli
anni 80,
i rave
parties
si erano
sviluppati
anche
oltremare,
con un
enorme
seguito
di
giovani
e
adulti,
fino al
punto in
cui, nel
1987, i
raves a
Londra
avevano
superato
il
numero
delle
classiche
serate
dance. A
quel
punto,
divenne
uso
comune
tenere
rave che
duravano
tutta la
notte(con
migliaia
di
partecipanti)
in vasti
e aperti
campi ai
confini
delle
città.
Mentre
il
movimento
continuava
a
crescere
alla
fine
degli
anni 80,
ci
furono i
primi
raves in
città
degli
USA come
San
Francisco
e Los
Angeles.
Nei
primi
anni ‘90
i party
e i club
rave
erano
presenti
in gran
parte
delle
aree
metropolitane
degli
USA.
Pian
piano i
teenagers
hanno
sostituito
i
giovani
adulti
che
frequentavano
prima i
rave, ed
è emersa
una
nuova
cultura
rave:
gli
eventi
sono
diventati
molto
promossi,
pesantemente
commercializzati
e meno
segreti.
Molti
promotori
di
questi
nuovi
rave
negli
USA
erano
criminali
professionisti
che
hanno
riconosciuto
la
possibilità
di
enormi
introiti
nell’organizzare
tali
eventi.
Pian
piano,
andando
avanti
con la
commercializzazione
del
fenomeno,
nacquero
industrie
specializzate
per
produrre
vestiti,
giocattoli,
droghe e
musica
per i
party. I
club
privati
e le
locazioni
segrete
vennero
rimpiazzati
da stadi
con
sicurezza
ad opera
di
poliziotti
fuori
servizio.
Nei
tardi
anni 90,
i rave
negli
USA
divennero
così
com-
mercializzati
che gli
eventi
non
erano
molto di
più che
uno
sfrut-
tamento
ed un
imbroglio
ai danni
della
gioventù
americana.
I rave
di oggi
sono
caratterizzati
da alti
prezzi
di
entrata,
esteso
uso di
droghe,
acqua in
bottiglia
venduta
a prezzi
esorbitanti,
con
posti
per
ballare
bui e
spesso
pericolosamente
sovraffollati
e
“stanze
da
rinfresco”,
dove i
ravers
vanno a
riposarsi
e spesso
a
compiere
attività
sessuali
di
fronte a
tutti.
Inoltre
molti
proprietari
di club
rave o
promotori
di
eventi,
promuovono
apertamente
l’uso di
droghe,
soprattutto
di
extasy.
Forniscono
acqua in
bottiglia
e drinks
sportivi
per
attenuare
l’ipertermia
e la
disidratazione,
succhiotti
per
evitare
il
bruxismo
tipico
dell’ingestione
di
extasy,
inalatori
nasali
al
mentolo
e
piccole
luci al
neon per
implementarne
gli
effetti.
Inoltre,
i
promoters
dei rave
spesso
stampano
volantini
contenenti
frasi
con
prominente
e
ripetuto
uso
delle
lettere
“E” ed
“X”
(entrambi
nomi da
strada
per l’extasy)
o la
parola “rollin”(
che si
riferisce
ad uno
stato di
coscienza
alterato
da
extasy),
promuovendone
in modo
insidioso
e quasi
subliminale
l’uso
nel
rave.
La
crescente
notorietà
dei
raves ha
portato
la
cultura
rave a
diffondersi
dalle
maggiori
aree
metropolitane
a posti
più
rurali o
con
cultura
più
conservatrice:
raves
stanno
emergendo
in
Colorado,
Iowa,
Louisiana,
Michigan,
Minnesota
e
Wisconsin,
che non
sono
sempre
preparati
a
gestire
questi
inaspettati
incontri
di
teenagers.
COSA
SONO LE
RAVE
DRUGS?
Le “rave
drugs”
(party
drugs,
club
drugs)
sono
droghe
che
prendono
questo
nome
dall’uso
sempre
crescente
che le
persone,
soprattutto
giovanissimi,
ne fanno
in tutto
il mondo
nei rave
parties,
nelle
discoteche
e in
tutti
gli
ambienti
simili,
dove la
musica,
le luci
suggestive
e la
presenza
di
migliaia
altre
persone
diventano
il punto
di
partenza
per
l’abuso:
amplificando
le loro
percezioni,
la loro
empatia,
la loro
energia
fisica
ed il
piacere
sessuale,
gli
abusatori
pensano
di
ricevere
un’esperienza
più
coinvolgente
da
questi
am-
bienti,
ma
quello
che
ricevono
spesso è
solo
pericolo
e in
alcuni
casi
MORTE!
STATISTICHE
Secondo
il DAWN
(Drug
Abuse
Warning
Network),
le
visite
nei
reparti
d’emergenza
(ED)
attribuibili
alle
party-drugs
sono
relativamente
rare. Le
visite
ED per
alcune,
ma non
tutte
le
party-drugs
sono
aumentate
significativamente
dal 1994
al 1999.
Le
metamfetamine
costituiscono
la
maggior
percentuale
di
menzioni
per ED
secondo
il DAWN,
e sono
più
frequenti
nelle
aree
metropolitane
negli
Stati
Uniti
dell’Ovest.
La
successiva
più
comune
causa di
visite
ED è
l’LSD,
seguita
da GHB,
extasy,
Rohypnol
e
ketamina.
Queste
visite
negli ED
spesso
coinvolgono
soggettti
poliabusatori,
che
hanno
“mixato”
più
sostanze,
come
marijuana
o
cocaina
in
associazione
con
altre
party-drugs.
La
concomitante
assunzione
di
alcool
in
questi
episodi
è un
fattore
molto
comune.
Le
visite
ED
correlate
a GHB,
ketamina
ed
extasy
sono
aumentate
significativamente
dal 1994
al 1999,
e le
menzioni
per GHB
ed
extasy
sono
aumentate
drammaticamente
dal 1997
al 1999.
C’è
stato un
aumento
anche
nelle
menzioni
riguardo
il
Rohypnol,
ma
statisticamente
esso
non
sembra
significativo,
e
probabilmente
è stato
dovuto a
fluttuazione
casuale.
I
giovani
costituiscono
la
grandissima
parte
dei
suddetti
soggetti
visitati
negli
ED.
Decessi
associati
a
party-drugs,
a parte
le
metamfetamine,
nei dati
del DAWN
sono
abbastanza
rari.
Complessivamente,
tra il
1994 ed
il 1998,
2601
morti
associate
a
metamfetamine,
46
all’assunzione
di
ketamina,
e 27
alla
assunzione
di
extasy.
Dal 1994
al 1998
non vi è
stato un
visibile
incremento
nel
numero
di
decessi
per
anno.
RAVE
PARTIES
E RAVE
DRUGS IN
ITALIA
I rave
parties
sono di
solito
eventi
illegali
per due
ragioni:
perché i
partecipanti
occupano
abusivamente
spazi
pubblici
o
privati
e per il
massiccio
uso di
droghe
che
abitualmente
vi
fanno.
Come
visto
sopra,
l’organizzazione
e la
promozione
degli
eventi
sono
molto
simili
ad
operazioni
segrete:
l’informazione
sul
luogo
dove si
terrà il
rave è
tenuta
segreta
a volte
fino al
giorno
stesso,
ed è poi
passata
ai
partecipanti
da un
numero
telefonico
segreto
o
diffondendo
una
sorta di
volantini
o poster
“criptati”
nella
città o
nelle
immediate
vicinanze.
Spesso
questa
operazione
viene
condotta
così
bene che
le forze
dell’ordine
non
vengono
a
conoscenza
dell’
evento.
A causa
di
questa
situazione,
non è
facile
quantificare
con
esattezza
il
fenomeno
rave in
Italia,
ma
alcuni
siti web
come
Freecanabis
[156]
sembrano
affermare
che il
fenomeno
sia
ancora
attivo.
Macarone
Palmieri
[153]
scrive
di un
boom di
raves a
Roma tra
il 1993
ed il
1996, e
che in
quel
periodo
si
arrivò
anche ad
assistere
a più
di un
rave a
settimana.
Dopo
quel
boom è
difficile
reperire
statistiche
esatte
ed
attendibili.
Recente
è la
notizia
di un
rave
scoperto
ed
interrotto
dai Ca-
rabinieri
il
23/08/2009
a
Bergamo
(Ansa.it),
un altro
nella
provincia
di Lecce
il
16/08/2009
con 2000
partecipanti
ed una
vittima
dovuta
ad
assunzione
di
droghe
non
specificate
(Secolo
XIX.it)
ed un
terzo a
Bocca
della
Selva
(Molise),
con
un'altra
vittima
dovuta
sempre
all’assunzione
di
droghe
(Secolo
XIX.it)
.
Se
consideriamo
che tre
raves
scoperti
in una
settimana
potrebbero
essere
solo una
parte
dell’effettivo
numero
di raves
che
potrebbero
verificarsi
nel
nostro
paese,
potremmo
presumere
che
questo
fenomeno
sia
ancora
attivo e
pericoloso.
Da una
statistica
sul
territorio
italiano
di CIRM
FIPE e
SILB, il
fenomeno
dell’assunzione
di
droghe
sintetiche
e
semisintetiche
è in
preoccupante
aumento:
il
business
di tali
droghe
in
Italia
sarebbe
di 4
miliardi
di euro
l’anno.
Il CIRM
riporta
che il
49%
degli
intervistati
hanno
visto
coi loro
occhi o
saputo
con
certezza
che
nelle
discoteche
venivano
spacciate
droghe,
il 27%
ha
riportato
di aver
visto la
stessa
cosa a
scuola,
il 20%
in pub o
luoghi
pubblici,
il 10%
in feste
private.Sempre
secondo
questa
ricerca
del CIRM,
il 27%
degli
in-
tervistati
usano
regolarmente
marijuana
o
hashish,
il 4%
usa
cocaina,
e solo
il 2%
riferisce
di
assumere
droghe
sintetiche.
Forse il
fe-
nomeno
può
essere
ancora
ridimensionato
prima
che sia
troppo
tardi.
Un'altra
statistica
più
recente
ad opera
di
Pavarin
pubblicata
nel 2006
sugli
annali
dell’Istituto
Superiore
della
Sanità,
effettuata
in
discoteche
e rave
parties
in tutto
il nord
italia
[154],
riporta
che su
2015
intervistati
in vari
eventi
musicali
ti
questo
tipo, il
60% ha
abusato
di
droghe
negli
ultimi 5
anni:
marjuana
(58%),
hashish
(55%),
cocaina
(24%),
funghi
allucinogeni
(13%),
extasy
(13%),
amfetamine
(13%),
ketamina
(7%) ed
altre.
Ciò
sembra
confermare
i dati
in
nostro
possesso
anche in
territorio
italiano.
METODI
E’ stata
effettuata
una
ricerca
nelle
principali
banche
dati
virtuali
scientifiche,
su due
differenti
fronti:
il primo
cercando
informazioni
sulle
generiche
implicazioni
anestesiologiche
dell’a-
buso di
sostanze
stupefacenti,
il
secondo
effettuando
una
ricerca
crociata
dettagliata
tra i
farmaci
anestesiologici
di
maggiore
interesse
(alfentanil,
desflurane,
diazepam,
fentanyl,
alotano,
isoflurane,mi-
dazolam,
morfina,
propofol,
remifentanyl,
sevoflurane,
sufentanyl,
tiopentale,
tramadolo)
inclusi
i
bloccanti
neuromuscolari
di più
comune
utilizzo
(succinilcolina,
pancuronium,
atracurium,
vecu-
ronium),
e
ciascuna
delle
sostanze
psicoattive
oggetto
del
nostro
studio.
Non ci
siamo
sorpresi
nello
scoprire
che la
letteratura
riguar-
dante
molte
di
queste
nuove
droghe
sintetiche
e le
loro
interazioni
con
detti
farmaci
pesenta
purtroppo
enormi
carenze.
Dove
possibile
si è
preferito
dare
precedenza
di
menzione
agli
studi
più
recenti,
ma in
alcuni
casi
siamo
stati
costretti
a
basarci
su
informazioni
molto
più
datate.
Risulta
quindi
abbastanza
chiaro
che
sarebbe
necessaria
una
maggiore
attenzione
alla
tematica,
visti i
precedenti
dati
sulla
diffusione
sempre
crescente
dell’utilizzo
di tali
sostanze
in tutto
il
globo.
PROFILO
TOSSICOLOGICO
DELLE
PRINCIPALI
“RAVE
DRUGS”
A causa
dell’uso
saltuario
che
viene
spesso
fatto di
queste
nuove
sostanze,
vi sono
meno
informazioni
riguardo
i loro
effetti
rispetto
ad altre
sostanze
psicoattive.
La
situazione
è spesso
peggiorata
dalla
comune
associazione
di
etanolo
o altre
droghe.
Nonostante
cocaina
ed
amfetamine
non
siano
state
strettamente
incluse
nella
categoria
“party
drugs”
da molti
autori,
ci
sentiamo
di
includerle
comunque
nella
ricerca
in virtù
del
massiccio
uso da
par-
ty
che ne
viene
fatto
nel
nostro
paese.
COCAINA
(Benzoilmetilecgonina):
Molecola
stimolante
con
origini
vegetali
(Erytroxylon
Coca).
La
cocaina
in
polvere
comunemente
in
circolazione(cocaina
clo-
ridrato)
può
essere
sniffata,
fiutata
o
sciolta
in acqua
ed
iniettata
EV per
dare
all’abusatore
quel
fortissimo
effetto
che gli
anglosassoni
chiamano
“orgasmic
rasm”.
La
cocaina
è una
molecola
fortemente
stimolante
[3].
Inibisce
il
sistema
sinaptico
di
reuptake
di
noradrenalina,
dopamina
e sero-
tonina,
causando
stimolazione
totale
delle
sinapsi
noradrenergiche,
serotoninergiche
e
dopaminergiche
nel SNC,
per
accumulo
di tali
monoamine
nel
vallo
sinaptico.
La
cocaina
ha
anche, a
basse
dosi,
effetti
farmacologici
(vasocostrizione,
blocco
dei
canali
del
sodio
nelle
cellule
nervosa)
che ne
giustificano
il suo
uso in
chirurgia
minore
per
ridurre
il
sanguinamento
e per
effettuare
anestesie
locali.
La
dipendenza
è una
complicazione
comune,
a causa
della
capacità
della
cocaina
di au-
mentare
la
concentrazione
della
dopamina
nelle
cosiddette
“vie del
piacere”
del
cervello
(sinapsi
dopaminergiche
del
nucleus
accum-
bens).
L’abusatore
si sente
più
forte,
euforico,
con
migliore
attenzio-
ne,
capacità
mentali
e
performance
fisiche,
a causa
dell’inibizione
della
fisiologica
sensazione
della
stanchezza.
Altri
effetti
sono l’au-
mento
temporaneo
dell’appetito,
del
piacere
sessuale
e la
soppres-
sione
del
senso
della
fame.
Gli
effetti
collaterali
includono
crampi,
paranoia
e
impotenza,
che
spesso
peggiora
con
l’uso
frequente.
Una
volta
esauritisi
gli
effetti
collaterali
(da 20
minuti a
svaria-
te ore)
il
soggetto,
a causa
della
deplezione
di
monoamine
nel SNC,
si sente
depresso,
irritabile
e a
disagio.
I
principali
effetti
pericolosi
del
consumo
acuto di
cocaina
sono
tachicardia,
ipertensione,
aritmie
ed
ipertermia.
Tachicardia
e
ipertensione
possono
portare
a
complicazioni,
specialmente
se il
soggetto
ha una
preesistente
patologia
cardiaca.
Le più
frequenti
complicazioni
sono
ictus,
emorragia
cerebrale,
infarto
del
miocardio
(causato
da
spasmo
coronarico
o
rottura
di
placche
ateromasiche
preesistenti)
e
arresto
cardiaco.
L’ipertermia
è
causata
dall’ipersti-
molazione
delle
cellule
muscolari
e
peggiorata
dalla
vasocostrizio-
ne: può
portare
a
rabdomiolisi,
con
conseguente
mioglobinuria
ed
insufficienza
renale
acuta.
Anche se
rara, si
è
verificata
l’insorgenza
di
dissezione
aortica
[86],
sebbene
sotto
uso di
crack,
che come
è noto
ha lo
stesso
principio
attivo.
CRACK:
Il
crack è
la base
libera
della
cocaina
cloridrato;
essa si
ottiene
per
reazione
chimica
tra la
cocaina
e
l’idrossido
di sodio
o altre
so-
stanze
basiche.
Essendo
insolubile
in
acqua,
non può
essere
fiutato,
sniffato
o
iniettato
EV. Ma
al
contrario
della
cocaina
cloridrato,
che non
può
essere
fumata
poiché
la
temperatura
alla
quale si
vaporizza
è
vicinissima
alla
temperatura
alla
quale
brucia,
il crack
si
vaporizza
a
temperature
molto
più
basse,
rendendosi
così
adatto
ad
essere
fuma- to.
Fumarlo
infatti
è la più
comune
via
d’ingestione,
poiché
così la
cocaina
libera
viene
assorbita
immediatamente
nel
sangue
tramite
i
polmoni,
raggiungendo
il
cervello
in circa
5
secondi
[3]. Gli
effetti
sono
ovviamente
gli
stessi
della
cocaina,
ma sono
molto
più
intensi
che
inalando
la
stessa
quantità
di
cocaina
per via
nasale,
e durano
di meno.
Si
documenta
maggiore
tossicità
del
crack
rispetto
alla
cocaina
cloridrato,
a causa
della
formazione
per
pirolisi,
durante
la com-
bustione,
di
ecgonidina.
Riportati
anche
rari
casi di
dissezione
aortica
[86] .
AMFETAMINE:
Le
amfetamine
sono
ottenute
dalle
feniletilamine
[4]:la
loro
struttura
è simile
a quella
dell’adrenalina,
così
come gli
effetti
sul SNC
e sul
Sistema
Nervoso
Autonomo
(SNA).
Queste
molecole
penetrano
nel
citoplasma
dei
neuroni
tramite
i
sistemi
di
reuptake
delle
monoamine
[5]. Le
amfetamine
agiscono
anche
come
substrato
per
questi
trasportatori,
stimolando
un mec-
canismo
di
scambio-diffusione
per
causare
un
rilascio
di
neurotras-
mettitori
trasportatore-mediato,
e la
stimolazione
del
trasportatore
stesso
per
agire al
contrario
[5].
Esse
inibiscono
il
trasportatore
vesci-
colare
di
monoamine
2,
riducendo
l’immagazzinamento
delle
monoa-
mine
nelle
vescicole
sinaptiche,
che
vengono
così
rilasciate
nel
vallo
sinaptico
[6]. In
definitiva,
l’effetto
delle
amfetamine
è dato
dalla
eccessiva
concentrazione
extraneuronale
di
noradrenalina,
dopamina
e
serotonina.
La
manifestazione
clinica
più
ovvia è
la
sindrome
tossica
simpatomimetica
recettore-mediata
alfa e
beta
adrenergica,
e
l’aumento
di
concentrazione
delle
monoamine
nel
citoplasma
[5]. La
loro
lunga
emivita
(25-30
h) può
condurre
ad
accumulo,
seguente
ad uso
ripetuto
e
massiccio.
Gli
effetti
clinici
delle
amfetamine,
a causa
della
loro
modulazione
del SNC
e del
SNA,
includono
un ampio
raggio
di
effetti
quasi su
ogni
distretto
dell’organismo;
il
tipico
quadro
clinico
è quello
di un
sovraccarico
adrenergico
che
produce
una
sindrome
tossica
simpatomimetica
con
tachicardia,
tachipnea,
diaforesi,
ipertensione,
ipertermia,
midriasi,
iperreflessia,
tremori,
ed un
ampio
raggio
di
effetti
sul SNC
(ipereccitazione,
agitazione,
paranoia,
allucinazioni,
disinibizioni,
convulsioni
e coma)
[5,8,9].
Altri
possibili
effetti
sono
ipertermia,
epatotossicità,
anomalie
elettrolitiche
[10, 11,
12]. Le
am-
fetamine
serotoninergiche
possono
produrre
manifestazioni
cliniche
di
tossicità
da
serotonina
[5]. Gli
abusatori
usano le
amfetamine
per le
loro
proprietà
di dare
euforia,
iperstimolazione
e carica
sessuale
(uso
ricreazionale),
aumento
dell’energia
e della
reattività
mentale
(propositi
di
studio o
di
supporto
a lunghi
turni di
lavoro/studio
notturni),
e
diminuzione
dell’appetito
(scopo
dietetico)
[5].
Nomi da
strada
per le
amfetamine
nei
paesi di
lingua
anglosassone
includono
Amp,
Bennies,
Black
beauties,
Browns,
Cranks,
Fives, Goey,
Hearts,
Louee,
Speed,
Uppers
[5], Ice
e
Crystal.
ECSTASY
(3, 4,
Metilendiossimetamfetamina,
MDMA): L’MDMA
è una
molecola
sintetica
con
numerosi
effetti
sul
sistema
neuro-trasmettitoriale
del SNC
[13]. I
suoi
effetti
principali,
comunque,
sono sul
sistema
sero-
toninergico
dove si
comporta
come un
agonista
indiretto
della
sero-
tonina.
La MDMA
inibisce
la
triptofano-idrossilasi,
che
diminuisce
la
produzione
di
serotonina
[14].
Essa
induce
il
rilascio
di
serotonina
ed
inoltre
ne
blocca
il
re-uptake.
Si pensa
che
questi
effetti
molecolari
siano
correlati
ad
alcuni
effetti
clinici
osservati
dopo
assunzione:
depressione,
anoressia,
agitazione
e
marcata
sensazione
di
empatia.
Siccome
l’MDMA
depaupera
i
depositi
neuronali
di
serotonina,
dosi
susseguentesi
producono
sempre
meno
euforia
ed
aumentano
alcuni
effetti
collaterali
come
depressione
e
agitazione.
Oltre
gli
effetti
sulla
neurotrasmissione
serotoninergica,
si è
anche
dimostrato
che la
MDMA
interferisce
col
sistema
neutroasmettoriale
noradrenergico,
dopaminergico
e
colinergico
[13].
Gli
effetti
desiderati
con l’assun-
zione di
MDMA
includono
aumento
della
sensazione
di
energia
e
capacità
fisica,
fiducia
in se
stessi,
benesere
ed umore
positivo,au-
mentata
percezione
degli
stimoli
ambientali,
derealizzazione,deper-
sonalizzazione
e
aumento
della
responsività
alle
emozioni
e del
senso
di
vicinanza
agli
altri
individui
[15,16].
I
principali
effetti
collaterali
includono
ansia e
disordini
dell’ideazione,
bruxismo,
mancanza
di
appetito,
difficoltà
di
concentrazione,
disturbi
dello
equilibrio
e
incremento
della
pressione
arteriosa.
In uno
studio
su
soggetti
umani,
alcuni
di
questi
sintomi
erano
ancora
riportati
da
alcuni
soggetti
dopo 24
ore
dall’ingestione
[13].
Sono
stati
anche
riportati
effetti
collaterali
molto
più
severi
[17]:
sono
state
registrati
almeno
nove
decessi
correlati
all’ipertermia
MDMA-indotta,
a causa
dell’aumentata
attività
fisica
in
assenza
di
adeguate
idratazione
e
ventilazione.
Questi
soggetti
hanno
manifestato
convulsioni,tachi-
aritmie,
ipertensione,
diaforesi,
midriasi.
Inoltre,
la loro
temperatura
corporea
è
arrivata
fino a
43,3°C,
fatto
che si è
associato
a varie
com-
plicazioni
incluse
insufficienza
renale e
morte.
Sono
state
docu-
mentate
anche
evidenze
di
tossicità
epatica,
con
insufficienza
epatica
e
necessità
di
trapianto,
nonostante
non sia
stato
possibile
deter-
minare
se l’MDMA
fosse la
causa
unica o
se
l’evento
fosse
frutto
di altri
fattori
in
combinazione
[13]. E’
stata
riportata
l’insorgenza
di CID
in caso
di danno
epatico
[141].
Sono
stati
riportati
anche
casi di
danno al
sistema
nervoso,
inclusi
infarti
cerebrali
ed
emorragie,
accompagnate
da
deficit
neurologici.
L’ingestione
di MDMA
è stata
anche
implicata
nella
genesi
di
disturbi
psichiatrici
come
depres-
sione,
attacchi
di
panico e
flashback
allucinatori.
Sembra
che
questi
disturbi
si
manifestino
in
individui
che sono
già “a
rischio”
per
pato-
logia
mentale;
tuttavia,
è stato
suggerito
che
siccome
l’MDMA
ha
dimostrato
neurotossicità,
potrebbe
essere
in grado
di
indurre
psicosi
cronica
anche in
assenza
di tali
fattori
di
rischio
individuali.
I nomi
da
strada
per l’MDMA,
oltre il
celeberrimo
“Extasy”,
includono
anche
“XTC” ,
"X" ,
"E" ,
"Adam"
, "Clarity",
e “Lo-
ver's
Speed".
Si trova
usualmente
in forma
di
tavolette
o
pasticche
[18,19].
KETAMINA:
Droga
dissociative
usata in
medicina
umana e
veterinaria.
In
medicina
umana,
la
ketamina
è usata
per
indurre
anestesia
in casi
d’emergenza,
EV o IM,
ma è
efficace
anche
quando
somministrata
per os.
Non
viene
comunque
utilizzata
primariamente
come
anes-
tetico,
a causa
delle
sue
potenti
proprietà
allucinogene.
Altri
usi me-
dici
della
ketamina
sono il
trattamento
delle
emicranie,
del
dolore
neuropatico,
e di
sindromi
dolorose
regionali
complesse.La
ketamina
è un
antagonista
del
recettore
dell’acido
N-metil
D
aspartico
(NDMA).
Si lega
allo
stesso
recettore
cui si
lega la
fenciclidina,
situato
nella
molecola
del
canale
per il
calcio,
portando
al
blocco
del
flusso
del
calcio
attraverso
tali
canali.
La
diminuzione
della
neurotrasmissione
eccitatoria
aminoacido-mediata
dal
recettore
dell’
NMDA
tramite
il
blocco
del
canale
del
calcio è
stata
associata
ad
alterazione
delle
percezioni,della
memoria
e della
cognitività[20].
Il
blocco
del
recettore
per l’NMDA
è
associato
anche ad
aumentato
rilascio
di
dopamina
nella
corteccia
prefrontale
e nel
mesencefalo.
Esso è
anche
stato
collegato
all’attivazione
del
sistema
neuro-
trasmettitoriale
serotoninergico,
in
particolari
ai
recettori
1a per
la
serotonina.
E’ stato
anche
suggerito
che la
ketamina,
tramite
il
suddetto
blocco
possa
inibire
il
reuptake
di
serotonina,
dopamina
e
noradrenalina,
anche se
il
meccanismo
celantesi
dietro
questa
azione
non è
interamente
chiaro
[21].
Quando
si
verifica
abuso di
ketamina,
basse
dosi
sono
associate
con
sensazioni
di
rilassamento
chiamate
“K-land”
(k-landia),
mentre
dosi più
alte
possono
indurre
stati
onirici,
allucinazioni,
distorsione
visiva e
sensazione
di
esperienze
“vicine
alla
morte”
chiamate
“K-hole”
(buco K)
[13] in
cui il
soggetto
vede sé
stesso
fuori
dal
proprio
corpo
come se
la sua
anima
fosse
uscita
dalle
sue
spoglie
mortali.
L’uso di
ketamina
può
anche
associarsi
con
infortuni
non
intenzionali,
dovuti
al fatto
che il
soggetto
non
percepisce
il
dolore
[22]. E’
stato
anche
associato
ad
aggressioni
di tipo
sessuale,
a causa
del suo
effetto
dissociativo
[18].
Gli
effetti
collaterali
da
assunzione
acuta
includono
tachicardia,
ipertensione,
deficit
della
motricità,
depressione
respiratoria,
nausea,
immobilità
che
porta ad
ipotermia,
ansietà,
dissociazione,
depres-
sione,
flasback
ricorrenti,
delirio,
amnesia,
compromissione
dell’at-
tenzione,
dell’apprendimento,
e
sintomi
di
schizofrenia
[23, 18,
24, 25,
26, 22,
27]. Gli
effetti
legati
all’abuso
cronico
includono
difficoltà
cognitive
nelle
aree
legate
ad
attenzione,
apprendimento
e
memoria
[13]. I
nomi da
strada
della
ketamina
includono
special
K,
vitamina
K, new
extasy,
ketalar,
ketaject,
cat-valium,
eroina
psichedelica,
e super
K
[13,22].
Le
comuni
forme di
abuso
sono
iniezione
EV,
scioglimento
in
bevande
e
successiva
ingestione,
o
immersione
nel- la
sua
forma
liquida
di
sigarette
di
tabacco
o
marjuana
[22].
LSD (Dietilamide
dell’acido
lisergico):
L’LSD è
una droga
allucinogena
ottenuta
dalla
dietilamide
dell’acido
lisergico
reperita
nell’Ergot
(un micete
che cresce
nella segale
ed in altri
cereali)
[44]. E’
incolore,
inodore,
insapore. L’
LSD è
classificata
come droga
allucinogena
psichedelica
[43]. E’
noto che
l’LSD e gli
allucinogeni
correlati
interagiscono
con i
recettori
cerebrali
per la
serotonina
per produrre
agonismo o
antagonismo
parziale
sull’attività
serotoninergica.
Ciò include
sia i
recettori
presinaptici
5HT1A e
5HT1B, sia i
recettori
postsinaptici
5HT2.
Teoricamente,
l’LSD ed
altri
allucinogeni
promuovono
il rilascio
di acido
glutammico
nei
terminali
talamo-corticali,
pro- ducendo
dissociazione
tra i centri
di sinapsi
sensitivi e
l’output
corticale
[44].
L’inizio
dell’azione
dell’LSD si
verifica
entro 30-60
minuti dalla
assunzione,
con effetti
massimali
duranti da 1
a 6 ore e
loro dissi-
pamento in
8-14 ore.
Segni di
tossicità
acuta
includono
irritazione
intestinale,
rabbia,
brividi,
iperglicemia,
ipertensione,
midriasi,
tachicardia
e panico,
mentre gli
effetti
cronici
includono
flashback e
slatentizzazione
di disturbi
mentali
latenti, in
particolare
schizofrenia.
Gli effetti
ricercati
nell’assunzione
di LSD
includono
espansione
ed
alterazione
dell’esperienza
sensitiva,
delle
emozioni,
della
memoria, del
senso del
tempo e
dell’attenzione,
per un lasso
di tempo che
va dalle 6
alle 14 ore
in funzione
del dosaggio
e della
tolleranza
individuale.
Le
esperienze
riportate
dai soggetti
che ne hanno
abusato
riportano un
vasto raggio
di effetti,
da sottili
cambiamenti
nella
percezione a
massicci
stravolgimenti
cognitivi.
Tipici sono
i
cambiamenti
nella
percezione
visiva e
uditiva
[45,46],
come vedere
scie dietro
gli oggetti
in
movimento,
forme
geometriche
colorate in
movimento
specialmente
ad occhi
chiusi,
intensificazioni
dei colori e
della
luminosità
degli
oggetti,
visione
confusa.
Dosi più
alte spesso
causano
distorsioni
intense e
radicali del
sensorio
come
sinestesia,
l’esperienza
di nuove
dimensioni
spaziali o
temporali e
dissociazione
temporanea.
L’overdose
la maggior
parte delle
volte esita
in un “bad
trip”, un
brutto
viaggio,
caratterizzato
da intensa
ansietà,
aggressività,
confusione e
panico.
L’LSD è
venduta, nel
mercato
illegale, in
varie forme,
come
tavolette,
pasticche e
in forma
liquida.
Gocce di
tale
soluzione
vengono
aggiunte a
carta da
francobolli,
gelatine,
cara- melle
e cubetti di
zucchero. I
“francobolli”,riportanti
figure di
personaggi
famosi o di
cartoni
animati,
sono molto
comuni, e
basta
metterli
sulla lingua
o leccarli
per avere
gli effetti
desiderati.
Quando si
trova in
forma
solida,
l’LSD è in
forma di
polvere o
cristalli,
incorporata
in pasticche
o tavolette
[44]. I più
comuni nomi
da strada
per l’LSD
includono
“acid”, ”pig”,
”orange”, ”budda”,
“jetsons”,
”pink turbos”,
”microdots”,
”purple haze”,
”trip”, e
“yellow baby
domes” [28]
.
GHB
(Acido gamma
– idrossi -
butirrico):
Il GHB è
un acido
grasso a
catena corta
normalmente
riscontrabile
nell’organismo,
metabolita
dell’acido
gamma amino
butirrico
(GABA). Esso
è
ubiquitario,
presente in
tutti i
tessuti, ma
raggiunge le
concentrazioni
più alte nei
tessuti
dell’encefalo
[32]. Il GHB
è un
depressore
del SNC, e
produce
sonno REM
entro 15
minuti
dall’ingestione.
E’ stato
utilizzato
negli anni
’50 come
anestetico
[28] ma è
stato in
seguito
abbandonato
dopo lo
sviluppo di
nuovi
farmaci più
efficaci
poiché causa
nausea,
vomito,
convulsioni,
e non ha
valide
proprietà
analgesiche.
Il GHB è
rapidamente
assorbito
per os, EV e
via intra-
peritoneale
[29]. I suoi
effetti si
manifestano
da 10 a 30
minuti dalla
ingestione e
durano da 3
a 6 ore, in
funzione
della dose
assunta
[28]. I suoi
effetti
tossici
sono
potenziati
dall’alcool,
dagli
oppioidi,
dai
barbiturici
e dalle
benzodiazepine.
Il GHB, solo
o in
combinazione,
si è
dimostrato
letale in
alcune
occasioni
[30]:nel
2000, la US
Drug
Enforcement
Agency ha
riportato 71
decessi e
7200 casi di
overdose
correlati al
GHB [31]. Il
GHB produce
una profonda
e
reversibile
depressione
del
metabolismo
cerebrale ed
induce
ipotermia,
tramite
diminuita
termogenesi
e aumentata
dissipazione
del calore
per via
cutanea.
Inotltre,
aumenta i
livelli di
dopamina
serotonina e
acetilcolina
nel
cervello.
Interagisce
anche con i
recettori
per gli
oppioidi, e
supera
facilmente
la barriera
emato-encefalica.
E’anche
coinvolto
nella
neurotrasmissione
GABA-mediata
[28]. Al di
là del suo
uso come
supplemento
nutrizionale
e per i
body-builders,
gli effetti
desiderati
nell’abuso
sono euforia
[18,33],
effetti
simili a
quelli
dell’etanolo
[33, 34,
35],
alleviazione
dell’ansia,
aumento
della
sensazione
di
rilassamento
e aumento
della
libido.
Inoltre, il
GHB è stato
usato in
casi di
aggressione
sessuale
pochè le
vittime,
insidiosamente
intossicate
con esso
dall’aggressore,
sono
incapaci di
difendersi e
presentano
successivamente
disturbi
della
memoria,
fatto che
unito alla
rapida
eliminazione
di esso
dall’organismo
(che si
compie nel
giro di 12
ore) e la
difficoltà
di riscontro
nei liquidi
biologici
(esso viene
metabolizzato
completamente
ad acqua e
anidride
carbonica
[143] )
rende
estremamente
difficile
proseguire
legalmente
contro
l’aggressore
[36]. Gli
effetti
collaterali
del GHB
includono
sonnolenza,
induzione
del sonno,
perdita di
coscienza
che può
approfondirsi
sino al
coma,
tremori,
agitazione,
attività
similconvulsiva,
sintomi
gastrointesti-
nali
(vomito,
incontinenza
rettale e
vescicale),
depressione
del SNC e
della
respirazione,
vertigini,
confusione,
allucinazioni,
bradicardia
[37, 38, 34,
33, 39, 40,
41, 12 ]. A
causa dei
suoi marcati
effetti de-
pressori,
l’overdose
può
insorgere
velocemente.
Come
ricordato
precedentemente,
esso viene
metabolizzato
interamente
ad acqua e
anidride
carbonica
entro 12
ore dalla
ingestione;
pertanto è
estremamente
difficile da
reperire nei
soggetti che
ne abusano o
che ne
vengono
intossicati
a loro
insaputa
[143]. I
nomi da
strada più
comuni per
il GHB
includono
“gamma oh”,
“liquid E”,
“Fantasy”,
”Georgia
Home Boy”,
”Grievous
Bodily Harm”,
”Liquid X”,
and “Liquid
Extasy”
(NB:il GHB
NON E’
EXTASY) [28]
.
ROHYPNOL
(flunitrazepam):
Il
Rohypnol è
un farmaco
classificato
nella
categoria
delle
nitrobenzodiazepine.
Esso è il
nome
commerciale
per il
fluni-
trazepam,
prodotto
dalla casa
farmaceutica
Hofman-Laroche
nel New
Jersey [28].
E’ approvato
per l’uso
terapeutico
in America
Latina,
Europa ed
Asia ma il
suo uso è
illegale
negli USA.
Come le
altre
benzodiazepine,
il
flunitrazepam
è un
agonista del
GABA (acido
gamma-amino-butirrico).
Pertanto
media la
neuro-trasmissione
inibitoria
nel cervello
e nel
midollo
spinale
[47]. Le
benzodiazepine
si legano al
recettore
del GABA,
aprendo i
canali per
il cloro nei
neuroni e
determinando
un flusso di
ioni cloro
che porta ad
iperpolarizzazione
della
cellula
nervosa,
causandone
una di-
minuita
eccitabilità.
Gli effetti
clinici
delle
benzodiazepine
includono
sedazione,
attività
anticonvulsiva
e riduzione
dell’ansia
[13].Impor-
tante notare
che
l’effetto
del
flunitrazepam
è
approssimativamente
da 7 a 10
volte più
grande di
quello del
diazepam
[28]. Come
già visto
per il GHB,
il
flunitrazepam
viene spesso
usato in
assalti di
tipo
sessuale,
per la
profonda
sedazione
che porta e
per il suo
determinare
amnesia
anterograda
(il soggetto
non riesce
ad
immagazzinare
i ricordi
vissuti
durante
l’azione del
farmaco)
[48]. E’
inodore e
insapore e
si scioglie
facilmente
nelle
bevande
permettendone
l’aggiunta
insidiosa da
parte di
malfattori
alle bevande
delle
vittime. Per
scongiurare
tale uso
comunque,
Hofman e
Laroche sta
adesso
aggiungendo
un colorante
blu per
renderlo
visibile
qualora
disciolto in
un liquido
[28]. Il
Rohypnol è
anche
utilizzato
da teenagers
e adulti
come droga
d’abuso: i
suoi effetti
desiderati
sono una
sensazione
di
rilassamento
simile a
quella data
dall’alcool,
riduzione
dell’ansia,
euforia,
aumento
delle
capacità di
relazione
sociali [48,
49, 51]. Può
anche venire
assunto
insieme
all’eroina
per
potenziarne
gli effetti,
come per
attenuarne i
sintomi
d’astinenza
[50], in
associazione
alla cocaina
per
diminuirne
gli effetti
collaterali
[49], e per
potenziare
gli effetti
di altre
sostanze
d’abuso come
alcool e
marjuana. I
principali
effetti
collaterali
del
flunitrazepam
sono
sedazione
[51],
ipotermia,
deficit
della sfera
cognitiva e
della
psicomotricità
[51, 52],
sonnolenza
[48],
ipotensione,
disturbi
visivi,
capogiri,
confusione,
disturbi
gastrointestinali
e ritenzione
urinaria.
L’overdose
può portare
a perdita di
conoscenza e
depressione
respiratoria
che può
mettere in
pericolo la
vita [13].
Il Rohypnol
è
comunemente
utilizzato
in forma di
compresse,ma
la NIDA
riporta
anche
l’esistenza
di una forma
liquida. Le
pillole si
sciolgono
facilmente
nelle
bevande,
come già
visto, o
possono
venire
frantumate e
fiutate. I
nomi da
strada più
comuni
includono “Circles”,
”Mexican
valium”, ”Rib”,
”Roach2”, ”Roofies”,
”Roopies”, ”Rope”,
”Roaches”
[28].
INTERAZIONI
TRA PARTY
DRUGS E
FARMACI
ANESTETICI
CONSIDERAZIONI
GENERALI
Riconoscimento
del paziente
tossicomane
Nell’ottica
dei dati
statistici e
tossicologici
da noi
evidenziati
nei capitoli
precedenti,
la prima
tematica da
trattare è
senza dubbio
l’importanza
del
riconoscimento
del paziente
che abusa di
sostanze
psicoattive.
Le nostre
fonti
convengono
sull’habitus
del paziente
tossicomane:
generalmente
soggetti
giovani, con
disturbi del
comportamento,
acuti o
cronici,
coma,
perdita di
conoscenza o
alterazioni
dello stato
di coscienza
inspiegabili,
patologie
cardiache,
alterazioni
del diametro
pupillare e
dei riflessi
fotomotori,
alterazioni
della
pressione
arteriosa,
sudorazione,
tremori,
”febbre” (che
si rivela
poi
ipertermia
non febbrile
nel paziente
tossicomane)
[91].
L’esame
obiettivo
generale si
rivela di
importanza
estrema:
Edema
generalizzato,
cicatrici
(esito
di ascessi
sottocutanei,
com-
plicanza
frequente
nel soggetto
abituato
alle
iniezioni
endovenose)
possono
essere
presenti
sulla cute,
o
tatuaggi
effettuati
nel
tentativo di
nasconderle
[84,
91].
Danni alle
pareti
vasali o
addirittura
inaccessibilità
dei
principali
distretti
venosi
possono
anch’essi
deporre per
utilizzo
cronico di
droghe EV,
come la
presenza di
trombosi
venosa
profonda
(TVP) [91].
Sinusiti,
ulcerazioni
nasali o
addirittura
perforazione
del setto
nasale
possono
deporre per
un abuso di
cocaina
[78].
Soffi
cardiaci
possono far
sospettare
patologie
cardiologiche
dovute alla
tossicomania,
o qualora
siano
associati ad
ascessi
sottocutanei
possono
porre
sospetto di
endocardite
da uso di
aghi infetti
[78,82].
Fumatori
abituali di
sostanze
inalatorie
possono
avere danni
alle vie
aeree o
soffrire di
patologie
respiratorie
croniche
ostruttive
significative
[91].
Gestione
generale del
paziente
tossicomane
In caso di
sospetto
riguardo un
abuso di
sostanze
stupefacenti,
vista
l’abituale
renitenza
del
tossicomane
a fornire
un’anamnesi
veritiera
[77, 91], è
indicato
un
tempestivo
esame delle
urine con
strisce
reattive
specifiche:
si rivela
estremamente
utile per la
sua rapidità
e semplicità
di
esecuzione
[77, 91]. Le
sostanze
incluse
nella
ricerca
dovrebbero
includere
oppiacei
(che non
cross-reagiscono
col
metadone),
tetraidrocanabinolo,
cocaina (due
metaboliti
della coca-
ina,
ecgoninametilestere
e
benzoilecgonina
sono
reperibili
nelle urine
dai 15 ai 60
minuti dopo
l’assunzione
[85, 86] ),
fenciclidina
(abi-
tualmente
cross-reattiva
con la
ketamina),
amfetamine,
metam-
fetamine
(abitualmente
cross-reattive
con l’exstasy)
e metadone.
La maggior
parte di
questi test
sono
positivi
nelle 24 -
48 ore
dall’ultima
assunzione,
ma non
indicano se
il paziente
è o meno
sotto
l’effetto
delle droghe
in questione
[91] .
Gli esami
del sangue
necessari
sono quelli
di
routine, con
particolare
attenzione
agli enzimi
epatici,
creatinina,
azotemia per
la funzione
renale,
troponine e
CPK per le
possibili
alte-
razioni
cardiache
[83].
Gli esami
strumentali
raccomandati
includono
elettro-
cardiogramma
ed
ecocardiogramma
per la già
citata
frequente
coesistenza
di patologie
cardiache
legata
all’abuso,
ed un rx
del torace
per
evidenziare
l’eventuale
presenza di
pneumotorace,
versamenti
pleurici e
addensamenti
(complicanze
di iniezioni
nella vena
succlavia o
giugulare),
o edema
polmonare
(complicanza
della
assunzione
di crack o
eroina)
[77,82]
Importante
si rivela
anche
valutare lo
stato
infettivo:
negli abusi
di sostanze
EV è spesso
presente
AIDS (nel
1995 il
23,7% dei
soggetti
positivi per
HIV era
tossicodipendente
[81]).
Possono
coesistere
associazioni
HIV-HCV, EBV
,CMV e
Herpes Virus
[77].
Utile una
valutazione
neurologica
per
accertare
gli
eventuali
danni
riportati
per l’abuso
e la
possibilità
di contare
sulla
collaborazione
del paziente
[77].
Un altro
importantissimo
compito del
clinico è
quello di
guadagnare
la fiducia
del
paziente,
visto che
egli è
spesso
renitente
per paura di
conseguenze
legali
dovute
all’ingestione
di droghe
[77, 91].
Attenzione
dev’essere
anche posta
al possibile
tentativo di
furto di
narcotici da
parte del
paziente
dagli
armadietti
dei
medicinali
[91].
Una volta
accertato
anamnesticamente
e/o
laboratoristicamente
l’abu- so di
droga, è
necessario
indagare
ulteriormente
su modalità
e quan- tità
di
assunzione,
o se è
presente un
poliabuso
(l’83% dei
pazienti
tossicomani
abusa di due
o piu
sostanze
[92]) : Ciò
per
accertare se
sussista il
bisogno di
terapia
sostitutiva
durante la
permanenza
in ospedale,
per
scongiurare
possibili
crisi
d’astinenza
durante il
ricovero, o
intossicazioni
acute nel
caso il
paziente
continui ad
abusarne in
ospedale
[79].
Colombo e
coll.
sconsigliano
comunque di
cercare di
convincere
il paziente
a
disintossicarsi
durante il
ricovero,
poiché nella
maggior
parte dei
casi si
tratta di
tentativi
inutili che
finiscono
solo con
l’indisporlo
nei
confronti
dei medici
[80].
Considerazioni
Anestesiologiche
Generali
Il primo
aspetto da
considerare
è la
possibilità
della
mancanza di
un accesso
venoso
valido:
Nell’ambito
di un abuso
cronico di
sostanze EV,
le pareti
venose
diventano
gradualmente
inaccessibili
ed il
tossicomane
si spinge
verso
distretti
sempre più
profondi
come la vena
femorale o
la
giugulare,
ed inusuali
come i
plessi
venosi
vaginali,
rettali o
penieni.
L’inaccessibilità
venosa può
rivelarsi
fatale
in situazioni
d’emergenza
[91].
Cavaliere e
coll.
consigliano
di evitare
l’anestesia
loco-regionale
per la
possibile
mancanza di
collaborazione
da parte del
paziente e
la possibile
insorgenza
di sintomi
da
astinenza
durante
l’intervento
[77]. Hall e
coll. invece
sembrano più
sereni al
riguardo
consigliandone
l’utilizzo
ove
possibile
[91].
E’ presente
in questi
pazienti un
elevato
rischio di
disregolazione
autonomica:
alti sbalzi
di pressione
e frequenza
cardiaca
devono
essere
evitati
perchè
potrebbero
portare ad
un
aumentato
rischio di
miocardiopatia,
vasospasmo
cardiaco e
vaso- spasmo
cerebrale
[28]: Sono
stati
infatti
riportati
casi di
vasospasmo
arterioso
che hanno
portato ad
incidenti
cerebrovascolari
non
emorragici,
ischemia ed
infarti del
miocardio
[144 , 145].
Attenzione
dev’essere
posta
durante
l’uso di
vasopressori
come le
efedrine,
anche in
anestesia
locale,
poiché
possono
portare
ipotensione
simpatectomia-indotta
[146].
Valutare
attentamente
liquidi ed
elettroliti
quando si è
in sala
operatoria
[28].
Attenzione
dev’essere
posta anche
ai possibili
danni alle
vie aeree
presenti nei
fumatori di
crack. Nei
soggetti che
abusano di
droghe
simpatomimetiche
(adrenalina,
amfetamine e
composti
correlati),
stimoli
come
l’intubazione
oro-tracheale
e
l’incisione
chirurgica
possono
causare una
risposta
ipertensiva
abnorme,
e potrebbero
richiedere
una quantità
di farmaci
anestetici
molto più
alta del
normale
[91]. Si
presume ad
esempio che
gli
abusatori di
party drugs
possano
essere
presentare
resistenza
all’azione
degli
oppioidi
[84].
Nell’analgesia
post
operatoria,
Cavaliere e
Coll. [77]
in genere
consigliano
l’infusione
continua
piuttosto
che quella
intermittente,
per evitare
oscillazioni
della
concentrazione
plasmatica
delle droghe
e
l’insorgenza
di sintomi
d’astinenza.
CONSIDERAZIONI
ANESTESIOLOGICHE
SPECIFICHE
Cocaina
-Modelli
animali
Nei soggetti
sotto
effetto
acuto di
cocaina,
come visto
pre-
cedentemente,
è molto
frequente il
riscontro
della
concomitante
as- sunzione
di etanolo:
recenti
studi
sembrano
indicare che
tale
associazione
non è solo
frutto di
fattori
comportamentali
deviati, ma
sarebbero
implicati
fattori
neurobiologici.
Infatti
Knackstedt e
coll. [58]
riportano
che ratti
trattati con
cocaina
sorprendentemente
pre-
feriscono
assumere
etanolo
piuttosto
che acqua.
Allo stesso
tempo, in un
altro studio
del 2005,
Knackstedt
stesso
conferma che
il consumo
di etanolo
riduce gli
effetti
avversi
della
cocaina
endovena
auto-
somministrata
nei ratti
[59]. Ciò
sarebbe
spiegabile a
nostro
avviso con
la possibile
modulazione
positiva
dell’etanolo
nei
confronti
del
recettore
per il GABA.
Infatti,
altri
modulatori
positivi di
tale
recettore
(come le
benzodiazepine),
effettuano
un azione
attenuante
sugli
effetti
stimolanti
della
cocaina
(vedi in
seguito).
Bisogna però
essere
consapevoli
del fatto
che
l’etanolo
potenzia gli
effetti car-
diovascolari
della
cocaina,
sebbene non
in modo
diretto, ma
per
competizione
con gli
enzimi
epatici,
come
sembrerebbero
dimostrare
gli studi
effettuati
da Laizure e
coll. [75].
Sebbene tale
interazione
non sia
diretta ma
prettamente
farmacodinamica,
va tenuta in
debita
considerazione,
in quanto si
traduce in
una
diminuita
cleareance
della
cocaina.
Un farmaco
che invece
sembra
dimostrarsi
estremamente
utile nel
trattamento
dell’animale
cocainomane
è il
diazepam:
nel ratto,
esso si è
dimostrato
validissimo
nel
diminuire la
tossicità
dalla
cocaina
adulterata
con atropina
(pericolosissimo
e letale mix
pur- troppo
diffuso nel
commercio di
sostanze
stupefacenti),
revertendone
quasi
completamente
gli effetti
tossici
[53]. Tali
incoraggianti
ri- sultati
sono
confermati
da Cleveland
e coll.
[56], che
riportano
come il
diazepam ed
il
ziprasidone
in
combinazione
abbiano un
ottimo
effetto
preventivo
nei
confronti
delle
convulsioni
indotte da
cocaina.
Sempre nel
ratto, Paine
e coll [60]
hanno
dimostrato
che il
diazepam
allevia gli
effetti
ansiogenici
della
cocaina,
e propongono
maggiore
attenzione
alle
potenzialità
dei farmaci
anti-
istaminici e
antidopaminergici
come future
possibilità
di spe-
rimentazione.
Ulteriori
conferme
della bontà
del diazepam
come
antidoto
contro
l’intossicazione
da cocaina
in modelli
animali ci
vengono da
Kiyatin e
coll. [55].
Un
risultato
invece in
apparente
contraddizione
e piuttosto
sorprendente
ci viene
fornito da
Reynolds e
coll.[61]
:dai loro
studi
emergerebbe
che topi
knock-out
per il gene
della
subunità
alfa del
recettore
GABA-1 non
manifestano
effetti
iperlocomotori
dopo
assunzione
di cocaina o
amfetamine.
Tale dato
sembrerebbe
in
contraddizione
con la
restante
letteratura
poiché il
diazepam è
appunto un
agonista di
tale
recettore:
la loro
ricerca
indicherebbe
invece che
tale
recettore
sia
implicato
nella
patogenesi
dell’intossicazione
da cocaina
piuttosto
che nella
sua
risoluzione.
E’ ovvio che
tale aspetto
necessita di
maggiori
studi ed
appro-
fondimento.
Un altro
farmaco che
si è
dimostrato
valido nei
modelli
animali
cocainomani
è la
dexmedetomidina:
essa ha
dimostrato
nel topo di
ritardare
l’insorgenza
di
convulsioni
e di
aumentare la
dose di
cocaina
richiesta
per farle
insorgere
[88] .
Per quanto
riguarda i
farmaci
oppioidi,
studi a
livello
molecolare
con
metodiche
spettroscopiche
ed
elettrochimiche
hanno
dimostrato
un’interazione
molecolare
diretta tra
la molecola
della
cocaina
(soprattutto
nella forma
di sale
cloridrato)
e quella
della
morfina o
dell’eroina
[68].
Ciò si pone
come base
per il
concreto
sospetto di
una loro
interazione
in vivo.
Infatti,
Mori e coll.
[70]
dimostrano
come nel
topo,
morfina e
cocaina
acquisiscano
un effetto
si- nergico
nel
determinare
i tipici
sintomi da
intossicazione
da cocaina.
Riguardo i
più comuni
farmaci
anestesiologici
inalatori,
come si
vedrà in
seguito,
c’è una
grande
concordanza
tra i vari
autori nello
sconsigliare
l’utilizzo
dell’alotano
nell’uomo
intossicato
da cocaina a
causa di una
sensibilizzazione
del
miocardio
nei
confronti
delle
catecolamine
circolanti
[84, 91]:
studi
effettuati
sul cane
dimostrano
che
l’intossicazione
da cocaina
aumenta
notevolmente
la MAC di
alotano
richiesta
per
un’anestesia
efficace
[66], il che
potrebbe
confermarne
la sua
sconsigliabilità
nei soggetti
cocai-
nomani.
Anche l’isoflurane,
nella
scimmia,
sinergizza
con la
cocaina nel
blocco del
reuptake
della
dopamina
[110]: ciò
viene
confermato
in seguito
dagli studi
sull’uomo.
Nel ratto
cronicamente
intossicato
con cocaina,
invece,
l’iso-
flurane
sembra non
alterare la
frequenza
cardiaca e
la pressione
arteriosa
[67],
sebbene tale
dato sia
contraddetto
da studi
sull’uomo
acutamente
intossicato
(vedi dopo).
Per quanto
riguarda
invece i
bloccanti
neuromuscolari,
gli unici
dati da noi
riscontrati
riguardano
l’utilizzo
della
succinilcolina:
partendo dal
razionale
che
cocaina e
succinilcolina
competono
per il
catabolismo
da parte
delle
colinesterasi
plasmatiche
ed epatiche
[77,84],
studi sul
topo
confermano
che
l’attività
pseudoco-
linesterasica
influisce in
modo
inversamente
proporzionale
con la
tossicità da
cocaina
[74]. Come
vedremo tale
dato sarà
confermato
anche
nell’uomo,
con la ovvia
implicazione
dello
sconsigliato
utilizzo
della
succinilcolina
nei soggetti
cocainomani
con basso
livelli di
pseudocolinesterasi
plasmatiche
dovuta alla
competizione
tra le due
molecole per
il
catabolismo.
Cocaina
- Nell’uomo
E’
dimostrato
che nella
settimana
successiva
all’ultima
assunzione
di cocaina
nell’ambito
di un abuso
cronico, il
rischio di
insorgenza
di
complicanze
cardiovascolari
durante
l’anestesia
è maggiore
[89].
Si consiglia
pertanto,
ove
possibile,
di
rimandare
gli
interventi
chirurgici
oltre il
settimo
giorno
dall’assunzione
della ultima
dose di
cocaina.
Ancora
controversa
è la
questione se
inserire o
meno nella
routine
della
gestione del
paziente
cocainomane
una conta
pias-
trinica, a
causa della
possibile
insorgenza
di
trombocitopenia
co- caina
-dipendente
[84].
Per quanto
riguarda la
decisione
sul tipo di
anestesia da
effettuare,
loco-regionale
o generale,
ricordiamo
il
suggerimento
di Cavaliere
e coll. [77]
di preferire
la narcosi,
per la
possibile
man-canza di
collaborazione
o
addirittura
insorgenza
di sintomi
da astinenza
in caso di
anestesia
locale.
Ricordiamo
anche il
parere
contrastante
di Hall e
coll. [91],
i quali
sembrano più
sereni a
riguardo
consigliando
ove
possibile
l’effettuarsi
di
un’anestesia
locale.
In sede di
anestesia
loco-regionale,
(come nella
generale),
bisogna
tenere in
considerazione
nel
cocainomane
la possibile
insorgenza
di iper- o
ipotensione
che possono
condurre ad
aritmie o
disfunzioni
cardiache.
Può
insorgere
ipotensione
efedrina-resistente:
in tali casi
sembra che
basse dosi
di
fenilefrina
restaurino
la pressione
normale
[84].
Può essere
presente
mancanza di
collaborazione
o insorgenza
di sintomi
d’astinenza
[77].
Anche la
percezione
del dolore
può essere
alterata in
anestesia
loco-regionale,
a causa del
cambio di
densità
recettoriale
dei
recettori mi
e cappa
oppioidi,
insieme alla
presenza di
livelli di
endorfine
alterati
[85].
In sede di
anestesia
generale,
grande
attenzione
dev’essere
posta
durante
l’intubazione:
tale potente
stimolo
simpatogeno
può
scatenare
ipertensione
severa
[84]. A
tale scopo
si consiglia
una
premedicazione
con alfa e
beta
bloccanti in
associazione,
come
esmololo e
labetolo,
piuttosto
che l’unico
beta-blocco
col
propanololo
[77].
Varie fonti
[77, 84]
concordano
sulla
necessità di
evitare
l’utilizzo
del solo
propanololo,
poiché
bloccando
solo il
sistema beta
adrenergico
non vi è
opposizione
alcuna all’iperstimolazione
dei
recettori
alfa.
L’etomidate
dev’essere
usato con
cautela, per
la possibile
insorgenza
di
iperreflessia,miocloni
e
convulsioni
[84].
L’unico
bloccante
neuromuscolare
sul quale si
siano
riscontrati
dati validi
è la
succinilcolina:
si è già
visto come
essa competa
con la
cocaina per
il
catabolismo
da parte
delle
colinesterasi
[77, 84].
Pertanto, si
consiglia di
evitare
l’utilizzo
della
succinilcolina
in sog-
getti
cocainomani
omozigoti
per varianti
atipiche
della
colines-
terasi o con
bassi
livelli di
essa, o con
storia
precedente
di sen-
sibilità
alla
succinilcolina
[73].
L’induzione
con propofol
e tiopentale
si è
dimostrata
sicura
[84],
sebbene in
letteratura
siano
presenti
rapporti di
sporadici
casi di
convulsioni
propofol-indotte
in soggetti
cocainomani
[71].
Consigliato
anche il
Tiopentone
[77].
L’interazione
molecolare
oppioidi-cocaina
vista nel
paragrafo
precedente
sembra
confermata
negli studi
sull’uomo:
Pollettini e
coll. [69]
parlano di
correlazione
tra
assunzione
di
coca-eroina
e letalità,
sebbene
tali dati
necessitano
di ulteriori
conferme
visto l’alto
numero di
variabili
presente
nello
studio.
Uno studio
effettuato
tra il 2005
ed il 2006
nel
Massachusetts
su vari casi
letali di
auto-intossicazione
da fentanyl,
dimostra che
l’associazione
fentanyl-cocaina
si è
dimostrata
più letale
del fentanyl
utilizzato
da solo
[54].
Sebbene tali
dati siano
“inquinati”
dalla
presenza in
molti
soggetti di
altre
sostanze
psicoattive,
si consiglia
di
evitare
l’utilizzo
del Fentanyl
ove
possibile.
Gli unici
dati
presenti
riguardo il
sufentanyl
sono
riportati da
Ross e coll.
[64], che
riportano,
in uno
studio su
partorienti
co-
cainomani
confrontate
con
partorienti
non
cocainomani,
che
l’intossicazione
da cocaina
porta a una
richiesta
maggiore di
sufentanyl
intratecale.
La ketamina
dev’essere
usata con
cautela o
evitata,
perché può
stimolare il
SNC ed
innalzare i
livelli di
catecolamine,
o portare
depressione
miocardica
in mancanza
di esse[87].
Per quanto
riguarda gli
anestetici
inalatori,
alotano e
isoflurane
devono
essere
evitati:
l’alotano
infatti,
aumenta la
sensibilità
del
miocardio
nei
confronti
delle
catecolamine,
aumentando
il rischio
di aritmie
[84, 91].Similarmente
tale
condotta
viene
consigliata
nei
confronti
dell’isoflurane
[77],
dimostratosi
anch’esso
aritmogenico
nei soggetti
intossicati
da cocaina.
Mancano dati
riguardo gli
altri
anestetici
inalatori.
Per quanto
riguarda le
benzodiazepine,
vengono
confermate
nell’uomo le
impressioni
suggerite
dai modelli
animali;
Bauman e
coll. [63]
dimostrano
che il
diazepam si
è dimostrato
equivalente
alla
nitroglicerina
nel
trattamento
di pazienti
con
potenziali
sindromi
coronariche
acute
cocaina-dipendenti,
sebbene la
com-
binazione di
entrambi i
farmaci non
abbia
fornito
effetti
additivi.
L’idralazina
è stata
utilizzata
con successo
in casi di
ipertensione
cocaina-indotta,ma
per
Hernandez e
coll
[84] essa
presenta
delle
imperfezioni,
poiché
in virtù del
suo potente
effetto
ipotensivo
potrebbe
verificarsi
tachicardia
riflessa.
Altri
farmaci
menzionati
da Hernandez
e coll. sono
nitroglicerina,
nitroprussiato
e calcio
antagonisti.
Il dolore
tora- cico
cocaina-correlato
è stato
trattato con
fentolamina,
nitro-
glicerina,
verapamil,
benzodiazepine
ed acido
acetilsalicilico
[84].
Ricerche
sono in
corso
sull’utilizzo
dell’ondansetron
sotto-
cutaneo a
0,2 mg/kg,
dato nel
periodo di
astinenza
acuta come
aiuto nel
postoperatorio,
ma sono
ancora
necessarie
ulteriori
ricerche
[90]. E’
stato anche
proposto di
ricercare
sugli
antipsicotici
come
possibili
antidoti
all’intossicazione
da cocaina
[96].
Mancano dati
riguardanti
tutti gli
altri
farmaci
anestesiologici
non citati.
Amfetamine
- Modelli
animali
Come vedremo
in seguito,
diversi
autori
concordano
sul fatto
che le
amfetamine
abbiano
profonde
interazioni
con i più
importanti
anestetici:
tali studi
vengono
confermati
nei pochi
studi
animali
reperiti.
Per quanto
riguarda
l’interazione
amfetamine-oppioidi,
Baker e
coll. [98]
dimostrano
che nel
topo,
oppioidi e
amfetamine
possono
sinergizzare
per dare
ipertermia.
Mori e
coll. [70]
riportano
che a
piccole
dosi, nel
ratto,
amfetamine e
oppioidi
hanno
effetto
comportamentale
sinergico,
anche se ci
sono poche
prove che la
combinazione
sia più
forte di
ciascuna
delle
molecole
usata
singolarmente.
Contrariamente,
dosi
maggiori di
amfetamine e
morfina non
hanno
minimamente
dato effetto
sinergico,
ma hanno
ridotto
l’attività
iperlocomotoria.
Hatch e coll
[134] hanno
studiato
nel cane
l’interazione
amfetamine-tiopentone
notando che
la durata e
l’effetto
della
anestesia
con la
stessa dose
di
tiopentone
erano
ridotti.
Per quanto
riguarda i
più
importanti
anestetici
inalatori,
Johnston e
coll, in due
differenti
studi
effettuati
nel cane
[102,
103],
confermano
che le
amfetamine
aumentano la
dose di
alotano e
ciclopropano
richiesta
per ottenere
narcosi.
Amfetamine
- Nell’uomo
Il primo
concetto sul
quale
bisogna
soffermare
l’attenzione
è la
differenza
tra uso
cronico ed
abuso acuto
di
amfetamine:
Mentre
l’uso acuto
di
amfetamine
porta ad un
drammatico
aumento
delle dosi
di
anestetici
richiesti
[134,
135, 136],
con
reazioni av-
verse di
tipo
ipertensivo
[137],
l’uso
cronico di
esse porta
al contrario
a una dose
richiesta di
anestetici
molto minore
del normale,
e le
reazioni
sono spesso
di tipo
ipotensivo,
proba-
bilmente per
una
deplezione
di
catecolamine
nel SNC [77,
103, 140].
Ricordiamo
che per uso
cronico non
si intende
soltanto
l’abuso
illegale, ma
anche lo
svolgimento
di regimi
terapeutici
per
patologie
come la
narcolessia.
L’uso
cronico di
amfetamine
porta
tolleranza e
cross-tolleranza
con altre
sostanze
simpatomimetiche.
Ciò può
risultare in
una
attenuata
reflessività
del
simpatico,
con
ipotensione
refrattaria
che richiede
un pronto
trattamento
far-
fmacologico.
Può anche
insorgere
nel
post-operatorio
quando il
paziente
ricomincia a
camminare
[135].
Tale
ipotensione
da uso
cronico di
amfetamine
spesso ha
una scarsa o
assente
risposta
all’efedrina
[103].
Sono
necessari
giorni o
settimane di
astinenza
per
restaurare i
normali
livelli di
catecolamine
nel SNC.
Pertanto
secondo
Fischer e
coll [135],
nei
pazienti con
storia
positiva per
uso cronico
di
amfetamine
che abbiano
bisogno di
essere
anestetizzati
in urgenza o
emergenza,
si consiglia
monitoraggio
intra-arterioso
della
pressione ed
anestesia a
base di
oppioidi;
inoltre si
consiglia di
tenere
pronti per
l’uso
vasopressori
diretti come
la
fenilefrina
EV 500-100
microgrammi,
e
l’epinefrina
EV 50-100
microgrammi,
nel caso
insorga
ipotensione
o
bradicardia.
Essi
consigliano
inoltre
di non
sospendere
l’assunzione
cronica di
amfetamine
prima
dell’intervento.
La bontà
degli
oppioidi nel
trattamento
del soggetto
intossicato
da
amfetamine
potrebbe
essere
confermata
dall’esperienza
di Jorens e
coll. [122],
che
riportano
come in
un caso di
massiva
intossicazione
concomitante
di
metamfetamine
ed eroina,
le due
sostanze
abbiano
agito
antagonisticamente
tra loro
salvando la
vita del
paziente
dagli
effetti
letali di
ciascuna
delle due.
Il paziente
sopravvisse
solo con un
trattamento
sintomatico.
Riportiamo
tale dato
anche nella
sezione
amfetamine
in quanto
come è noto
le strutture
molecolari e
gli effetti
delle due
sostanze
sono in
parte
sovrapponibili.
A parte le
sopracitate
linee guida
mancano
validi dati
statistici
in grado di
orientarci
nelle
decisioni
terapeutiche:
Presentiamo
invece
alcuni
interessanti
case-reports
che possono
essere utili
per
indirizzare
eventuali
approfondimenti.
Tra i casi
riportati in
letteratura
di maggiore
interesse
figura un
arresto
cardiaco
intraoperatorio
in una donna
con abuso
cronico di
amfetamine
[138].
Altro
case-report
sempre da
Fischer e
coll. [135]:
soggetto
ses-
santenne,
narcolettico,
in terapia
con
amfetamine
da 40 anni.
Trattato con
successo con
midazolam,
sufentanyl,
succinilcolina,
rocuronium,
isoflurane e
ossido
nitrico.
Un altro
case-report
purtroppo
non scevro
da
inconvenienti
ci è
presentato
da Stibolt e
coll. [133]:
soggetto
abusatore
occasionale
di oppioidi,
am- fetamine
e cocaina,
affetto da
disturbo
schizo-affettivo,
il quale
aveva
presumibilmente
assunto
amfetamine
poche ore
prima della
sesta seduta
di terapia
elettroconvulsivante.
L’anestesia
utilizzata
nelle
cinque
precedenti
sedute, a
base di
tiopentale
350 mg e
succinilcolina
80 mg,
che era
sempre stata
efficace e
priva di
complicanze,
in
quest’occasione
fu molto
breve e
superficiale,
il
miorilassamento
fu
insufficiente
(mancanza di
apnea), ed
in me- no di
30 secondi
il paziente
era sveglio
e ventilava
insuf-
ficientemente.
Tre
settimane
dopo venne
trattato
allo stesso
modo senza
nessuna
complicanza.
Altro
interessante
case-report
andato a
buon fine
riportatoci
da Nishimura
e coll.
[132]:
soggetto
cin-
quantenne
con abuso
cronico (18
anni) di
metamfetamine,
con u- na
psicosi da
amfetamine
in atto,
doveva
essere
anestetizzato
per
pneumonectomia.
Trattato con
tranquillanti,
indotto con
tio- pentale
300 mg e
mantenuto
con
isoflurane,
ossido
nitrico,
ossigeno e
lidocaina
epidurale.
Dopo
l’intervento,
svoltosi
senza alcuna
complicanza,
gli furono
somministrati
un
tranquillante
maggiore e
buprenorfina
epidurale
per
alleggerire
lo stress da
dolore. Dopo
l’intervento
non è più
comparso lo
stato
psicotico.
Altro
case-report
con reazione
avversa
segnalatoci
da
Vorra-kitpokatorn
e coll.
[101], ci
informa come
un
soggetto che
aveva
abusato di
amfetamine,
trattato con
isoflurane e
succinilcolina
per
anestesia
generale
svoltasi
senza alcuna
complicanza,
sviluppò nel
giro di 13
ore dopo
l’intervento
un graduale
au- mento
della
temperatura
corporea con
presenza di
forte dolore
alla gambe e
crampi. Si
verificò
infatti
rabdomiolisi,
con marcato
aumento
degli enzimi
muscolari
nel sangue.
Grazie ad un
pronto
trattamento
sopravvisse
senza danni
permanenti
agli organi
vitali.
Riassumiamo
i farmaci
utilizzati
nei
case-report
in cui non
si sono
verificate
complicanze:
midazolam,
sufentanyl,
succinilcolina,
ro- curonium,
isoflurane,
ossido
nitrico,
tiopentale,
lidocaina.
I
farmaci
utilizzati
invece nei
casi in cui
sono state
segnalate
reazioni
avverse sono
tiopentale,
succinilcolina,
isoflurane.
A causa
della
scarsità
delle fonti
non possiamo
fare altro
che
suggerire
ulteriori
ricerche in
tale
direzione.
In virtù
del fatto
visto
precedentemente,
che
alotano ed
isoflurane
sensibilizzano
il miocardio
nei
confronti
delle
catecolamine,
ci
sentiremmo
di
sconsigliarne
l’uso nei
casi di
intossicazione
ACUTA da
amfetamine,
sebbene tali
dati neces-
sitino di
conferme
pratiche
sull’uomo.
Qualche dato
sull’utilizzo
delle
benzodiazepine:
Starcevic
e coll.
[97]
ipotizzano,
in virtù
delle
recenti
scoperte che
indicano
come il
diazepam
inibisca
alcune
isoforme
della
fosfodiesterasi
cellulare
del muscolo
cardiaco e
allo stesso
tempo
potenzi
l’effetto
inotropo
positivo di
adrenalina e
noradrenalina,
che la
combinazione
di
amfetamine e
benzodiazepine
possa
peggiorare
la
sofferenza
miocardica
.
Mancano dati
sui farmaci
anestetici
non citati.
Extasy
Come
ricordato
precedentemente,
l’MDMA in
virtù dei
suoi effetti
sul sistema
serotoninergico
e
adrenergico
squilibra il
sistema
termoregolatorio
ipotalamico
portando a
ipertermia a
genesi mus-
colare con
le più
logiche
conseguenze
(rabdomiolisi,
ipertermia,con-
tratture
muscolari,
disidratazione).
Pertanto, il
primo
concetto
cardine
puntualizzato
da tutti gli
autori è
evitare le
sostanze che
maggior-
mente si
associano
all’insorgenza
dell’ipertermia
maligna,
suc-
cinilcolina
[84,
139]
decametonio
e anestetici
gassosi
[84].
Nella
gestione
della crisi
acuta da
intossicazione
di extasy
bisogna
fronteggiare
l’ipertermia,
l’instabilità
del sistema
cardiovasco-
lare, le
alterazione
elettrolitiche,
le
disfunzioni
epatiche e
renali. Si
consiglia
monitoraggio
intraarterioso
della
pressione
[139].
Per il
trattamento
dell’ipertermia
si rendono
utili
liquidi
freddi
endovena e
impacchi di
ghiaccio.
Evitare
banchetti
riscaldanti
[139].
Può esserci
contrattura
dei
masseteri a
volte
incoercibile,
che può
rendere
problematica
l’intubazione
[105, 139].
In tal caso,
se il
paziente è
cosciente ed
in grado di
mantenere
pervie le
vie aeree,
De Maria e
coll. [139]
affermano
che
si potrebbe
intervenire
con diazepam
e midazolam,
che
alzerebbero
anche la
soglia per
l’insorgenza
di crisi
convulsive.
Altrimenti,
si consiglia
l’immediato
blocco
neuromuscolare
per
diminuire la
termogenesi
anomala, la
rabdomiolisi
[139] e
facilitare
l’intubazione.
Nella scelta
della
molecola da
utilizzare
per il
blocco
neuromuscolare,
ricordiamo
che tutti i
lavori
consultati
concordano
sul fatto
che la
succinilcolina
[84,
139] e il
decametonio
[139]
siano
assolutamente
controindicati
per il
possibile
peggioramento
della
ipertermia,
la possibile
insorgenza
di
ipertensione
endocranica,
e il
peggioramento
dell’iperkaliemia
(presente in
caso di
rabdomiolisi).
Più sicuri
sono invece
i bloccanti
non
depolarizzanti
come il ro-
curonium
[139].
Sconsigliato
l’uso dell’etomidate
per
possibile
insorgenza
di crisi
convulsive:
qualora si
decida di
usarlo, si
consiglia
premedicazione
con
benzodiazepine
[139].
Nell’induzione
e nel
mantenimento
si consiglia
di evitare
gli anes-tetici
gassosi
[84].
Propofol e
tiopentale
si sono
rivelati
buoni agenti
induttivi
secondo De
Maria e coll.
[139].
Yamaguchi e
coll.
invitano ad
usare invece
particolare
attenzione
all’utilizzo
del propofol
nell’abusatore
cronico di
extasy
[128]. La
ketamina è
sconsigliata
perché può
stimolare il
rilascio di
catecolamine
da depositi
endogeni
ormai
esauriti
[139].
La maggior
parte degli
autori
segnala
reazione
avversa
nell’interazione
oppioidi
(eroina) ed
extasy:
in
letteratura
figura un
caso di
mielopatia
acuta con
esito in
paraplegia
permanente
per
insufflazione
contemporanea
di eroina ed
extasy
[119]
causata da
tossicità
diretta dei
neuroni
delle corna
anteriori
dei midollo
spinale,
e due casi
letali
sempre
dovuti alla
stessa
associazione
[120, 123].
Visti i
prodromi del
decesso
documentato
da Gerevich
e coll.
[123] , essi
hanno
teorizzato
un
potenziamento
degli
effetti
pro-sero-
toninergici
dell’extasy
ad opera
dell’eroina,
sebbene
siano
necessari
ulteriori
studi.
In apparente
contrasto il
già citato
studio di
Jorens e
coll.
[122]:
ricordiamo
come essi
documentarono
un caso di
massiccia
assunzione
sia di
metamfetamine
che di
eroina, e
come a loro
avviso
ciascuna
droga abbia
antagonizzato
gli effetti
dell’altra
salvando la
vita del
paziente, il
quale fu
trattato
solo sinto-
maticamente.
E’ chiaro
che tale
tematica
necessiti di
ulteriori
approfon-
dimenti.
Il tramadolo
nel topo può
aumentare l’iperlocomozione
extasy-indotta
e potenziare
lo sviluppo
e
l’espressione
di
sensibilizzazione
alla stessa
[130].
Oestedt e
coll.
[121]
concorda-
no con tale
dato,
ricordando
che oltre al
tramadolo
altre
sostanze
prodopaminergiche
possano
potenziare
gli effetti
dell’extasy
(fluoxetina,
amfetamine o
litio). In
letteratura
figurano
infatti casi
letali con
l’interazione
extasy–inibitori
delle
monoamino-
ossidasi
[121].
Dubbio l’uso
del
dantrolene
[139],
poiché
inibisce il
rilascio del
calcio
sarcoplasmatico.
Potrebbe
però essere
utile in
caso di
infarto
extasy-correlato.
Mancano
ulteriori
dati nei
confronti
dei farmaci
non citati,
ma
consigliamo
la lettura
di tre
interessantissimi
case-reports
riportati da
Walsh e coll
[105], De
maria e
coll. [139]
e Yamaguchi
e coll.
[128]. Ne
riassumiamo
i punti
salienti
consigliandone
comunque la
lettura
integrale
per il
brillante
ragionamento
clinico
condotto e
l’esito
senza
complicanze
del
trattamento
applicato
nei primi
due casi
menzionati.
Walsh e
coll. [105]
hanno
gestito una
crisi acuta
di intos-
sicazione da
extasy
complicata
da spasmo
dei
masseteri ed
ipossiemia
con
liquidi
freddi
endovena,
impacchi di
ghiaccio,
applicando
pressione
cricoidale,
somministrando
alotano
(cor-
rendo
consapevolmente
il rischio
di
sensibilizzazione
miocardica
alle
catecolamine
precedentemente
riportata),
ossigeno,
diazepam,
dantrolene.
De Maria e
coll. [139]
hanno invece
gestito con
successo una
crisi acuta
di extasy
con
concomitante
incidente
stradale ed
ematoma
intracranico
con
propofol,
rocuronium,
soluzione
salina EV,
remifentanyl,
isoflurane e
ossigeno.
Yamaguchi e
coll. [128]
riportano
invece, in
un soggetto
abu- satore
di extasy,
altri
allucinogeni
ed alcool
per
vent’anni,
di aver
praticato
anestesia
spinale con
propofol
preceduta da
preme-
dicazione
con
flunitrazepam,
aloperidolo
e
clorpromazina.
Dopo dieci
minuti
dall’infusione
del propofol
ha
sviluppato
sintomi psi-
cotici,
soppressi
successivamente
da
aloperidolo
endovena. In
virtù di
tale
esperienza,
come già
visto
consigliano
attenzione
nell’uso del
propofol in
soggetti
dediti
all’uso
cronico di
allucinogeni.
Ketamina
- Modelli
animali
La ketamina
si configura
in tutti i
modelli
animali come
un
sinergizzante
con tutti
gli
anestetici
generali.
Nel topo
essa aumenta
la potenza
di tutti gli
anestetici
generali
[106].
Sempre nel
topo,
infatti ,
l’associazione
di piccole
dosi di
alfentanyl e
ketamina
aumenta la
quantità di
ketamina che
raggiunge il
SNC [93].
Confermata
sempre nel
ratto anche
l’interazione
sinergica
tra ketamina
e fentanyl
[100]. La
MAC dell’alotano
viene
ridotta
dalla
ketamina nel
ratto [147]
e nei pony
[148].
Diminuita
nel cane
[111] e nel
gatto [112]
la MAC per
l’isoflurane
e prolungata
negli
scimpanzé
l’anestesia
da ketamina
da parte
dell’isoflurane
[116].
Diminuita
anche la MAC
dell’enflurane
in vari
modelli
animali
[149].
Boscan e
coll. [113]
riportano
che nel cane
anestetizzato
con
isoflurane,
basse dosi
di ketamina
hanno dato i
migliori
effetti
anestetici
con i minori
effetti
collaterali:
aumentando
la dose però
la
situazione
emodinamica
e
ventilatoria
si alterano
in modo
dose-dipendente.
Nello già
citato
studio sul
gatto di
Pascoe e
coll. [112],
gli autori
avendo
riportato
nei gatti
trattati
con
isoflurane e
keta- mina
tachicardia
,
ipertensione
e un lungo
periodo di
recupero,
consigliano
cautela ed
ulteriori
studi prima
di procedere
con tale
associazione
sull’uomo.
Interessante
il rapporto
di Phypendop
e coll.
sugli
studi far-
fmacodinamici
effettuati
su cani
anestetizzati
con
isoflurane[114]:
essi
dimostrano
che la
farmacodinamica
della
ketamina in
tali a-
nimali è
estremamente
variabile da
un individuo
all’altro:
pertanto
ottenere dei
valori
plasmatici
stabili di
ketamina in
pazienti
umani
anestetizzati
con
isoflurane
potrebbe
rivelarsi
difficile.
Effetto
additivo è
stato
rincontrato
nel topo
anche tra
ketamina e
tramadolo
[131].
Nakao e coll
[107], in
virtù dati
ottenuti nel
topo sulla
profonda
interazione
ketamina-ossido
nitrico,
consigliano
di non
utilizzare
queste due
molecole
insieme
senza
associare un
agonista del
GABA per
possibile
complicanze
di tipo
psicotico.
Ketamina
- Nell’uomo
Essendo
stata la
ketamina
utilizzata
come
anestetico
generale per
lungo tempo,
i dati
riscontrati
si basano in
gran parte
su studi di
tipo
anestesiologico
di
cross–interazione
tra
anestetici
generali.
Pochi sono
gli studi
che
considerano
posologie e
farmacodinamiche
tipiche del
moderno
abuso di
ketamina
come droga
ricreazionale.
Forniamo i
dati più
salienti
come spunto
per
ulteriori
studi
riguardo
l’attuale
abuso di
questa
sostanza.
Un’interessante
review di
Subramanian
e coll.
[125]
riporta
come piccole
dosi di
ketamina
siano utili
e sicure in
associazione
con oppioidi
di uso
comune per
l’analgesia.
L’interazione
positiva tra
ketamina e
propofol
viene
confermata
da altri due
studi [149,
150]. La
ketamina a
basse dosi
(concentrazione
plas- matica
30-120
ng/ml) ha
potenziato
l’analgesia
anche in
soggetti
trattati con
fentanyl, ma
senza
aumento
degli
effetti di
sedazione
[99].
Confermata
anche
l’interazione
positiva
nell’analgesia
tra ketamina
ed
alfentanyl
[94]
sebbene non
vi siano
dati chiari
sul
vantaggio o
lo
svantaggio
di associare
tali farmaci
rispetto a
dosi
equianalgesiche
di uno solo
dei due.
Faraoni e
coll. [124]
riportano
come in
soggetti
anestetizzati
con propofol
e
remifentanyl,
lenti boli
d’infusione
da 0,2 mg/kg
non abbiano
alterato
l’indice
bispettrale
nei quindici
minuti
successivi
alla
somministrazione.
Confermata
anche
l’interazione
positiva tra
ketamina e
tiopentale
sebbene sia
controverso
se si tratti
di effetto è
additivo o
infra-additivo
[149].
Sebbene
Kararmaz e
coll. [115]
riportino
che in
chirurgia
pediatrica
la
premedicazione
orale con
ketamina in
bambini
anestetizzati
con
desflurane
si sia
dimostrata
sicura (allo
scopo di
ridurre
l’agitazione
post-operatoria),
Chern e
coll. [95]
segna- lano
delle
reazioni
pericolose
per la vita
in soggetti
sotto
anestesia da
desflurane
dopo
iniezione di
ketamina.
Gli unici
dati utili
riscontrati
sull’isoflurane
ci sono dati
da Nagase e
coll. [117]:
essi hanno
documentato
come in
soggetti
sotto
anestesia da
isoflurane,
l’infusione
di ketamina
abbia
ridotto la
risposta
cerebrovascolare
alla CO2,
senza però
alterare il
flusso
cerebrale.
Riguardo le
benzodiazepine,viene
riportata
sinergia tra
l’effetto
della
ketamina e
quello del
midazolam
riguardo
l’in-
duzione di
ipnosi, ma
non di
immobilità
[149].
Mancano dati
validi sui
farmaci
anestesiologici
non citati.
LSD
A parte le
considerazioni
generali tra
rave-drugs
ed
anestetici
riportate
nello
specifico
paragrafo,
nella
letteratura
riscontrata
man- cano
dati recenti
specifici
sull’interazione
lsd-farmaci
anestetici.
Gli unici
dati
reperiti
riguardano
studi
animali
effettuati
sul maiale:
essi
dimostrano
che l’alotano
in maiali
intossicati
con lsd
porta
facilmente
ad
ipertermia
maligna
[108], e che
l’LSD può
pro- lungare
l’effetto
della
succinilcolina
per
competizione
con le
colinesterasi
[142].
Si auspica
un
approfondimento
degli studi
umani in tal
senso.
GHB
Come visto
per l’LSD,
vi è una
profonda
penuria di
dati
specifici
riguardo
l’interazione
GHB-farmaci
anestetici.
Si rimanda
pertanto al
paragrafo
sulle
interazione
generali tra
party drugs
ed
anestesia.
Gli unici
dati
interessanti
riscontrati
riguardano
un caso
di decesso
accidentale
da
intossicazione
multi-droga
in soggetto
narcolettico
e con
respirazione
complicata
da apnea
ostruttiva
notturna
(intossicatosi
con GHB,
tramadolo,
cetirizina,
gabapentina,
modafinil)
[132],
ed uno
studio di
Henderson e
coll. [151]
del 1976
(periodo in
cui,
ricordiamo,
il GHB
veniva
ancora
utilizzato
come
anestetico)
riportante
la piena
e sicura
reversione
dell’anestesia
da GHB con
la
fisostigmina
in 24
pazienti.
Roypnol
Come già
visto per
LSD e GHB,
anche per il
flunitrazepam
mancano
dati
specifici
sull’interazione
con i
farmaci
anes-
tesiologici.
I pochi dati
reperiti
riguardano
generalmente
la classe
delle
benzodiazepine:
studi
molecolari
effettuati
sui
recettori
del GABA
evidenziano
come gli
anestetici
generali
presentino
un sito di
legame per
esso
[109],
permettendoci
di
ipotizzare
una sinergia
tra
flunitrazepam
ed
anestetici
generali.
Studi sul
ratto evi-
denziano
come le
benzodiazepine
inibiscano
la
glucuronazione
della
morfina
[127], e
come il
flunitrazepam
assunto
cronicamente nel
ratto
aumenti la
resistenza
alle benzodiazepine
ma non agli
steroidi
neuroattivi
[118].
Sebbene
molti studi
confermino
la sinergia
tra
benzodiazepine
ed oppioidi,
Gerak e coll[126]
riportano
come in
esperimenti
sulla
scimmia tale
fatto non
sia sempre
vero,
anche se
bisogna
capire
meglio i
fattori
discriminanti.
Dati
specifici
sull’interazione
propofol-flunitrazepam
nel ratto
ci vengono
forniti da
Prince e
coll. [129],
che
riportano
come nel
ratto il
propofol sia
un potente
facilitatore
del legame
tra il
flunitrazepam
ed il
recettore
del GABA.
Il
flumazenil
si è
dimostrato
un ottimo e
sicuro
antidoto
contro
l’anestesia
da
flunitrazepam
[152],
sebbene tali
dati siano
stati
reperiti
sempre in
situazione
di anestesia
(epidurale e
spinale) e
non in casi
di
intossicazione
da abuso
ricreazionale.
CONCLUSIONI
Come si è
visto, sono
presenti
informazioni
esaurienti
riguardo
alcune
sostanze, ma
riguardo
altre (LSD,
GHB,
Rohypnol),
il mondo
scientifico
sembra sia
stato colto
impreparato
nell’impennarsi
del loro
abuso. Si
spera che il
nostro
lavoro si
sia reso
utile,
fornendo
informazioni
ove
possibile,
ma
soprattutto
evidenziando
le carenze
purtroppo
presenti in
letteratura,
e che sia
utile al
lettore che
vuole
semplicemente
informarsi
riguardo
alla
tematica
trattata, ma
soprattutto
a chi vuole
approfondire
gli studi in
un campo
ancora così
vasto e
sconosciuto
cogliendo
gli spunti
che abbiamo
modesta-
mente
cercato di
porgere per
futuri
lavori di
ricerca.
Come
insegnava
Socrate, un
“so di non
sapere “ è
sempre il
miglior
punto di
partenza per
la ricerca
della
verità,
nella vita
come
nell’affascinante
mondo della
scienza.
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